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La stazione ferroviaria di Cologna Veneta nei primi anni di attività, dopo l'apertura del tronco Legnago - Cologna Veneta (19 Aprile 1925). L'immagine è ripresa in direzione di Treviso. A sinistra spunta il tetto spiovente del magazzino merci sopra il binario tronco di accosto del piano caricatore. Oltre il fabbricato viaggiatori e il bagno della stazione si nota un particolare fabbricato di legno (non più esistente) che sembra essere un deposito materiali. Sulla destra, lungo la linea, la casa cantoniera successiva al km 33+263 e sullo sfondo si intravvede appena la casa cantoniera al km 34+187 e la travata del ponte sul fiume Guà.

 
La stazione di Cologna Veneta - Km 32+832,80 torna
tavoletta IGM al 25000

Il tracciato della Ostiglia - Treviso venne appositamente deviato rispetto ai progetti militari originali per toccare l'importante centro della bassa veronese di Cologna Veneta, finora isolato da collegamenti ferroviari delle Ferrovie dello Stato. Giberto Arrivabene Valenti Gonzaga (militare e parlamentare - collegio di Cologna Veneta 1909 - 1913) che tanto si battè affinché la linea passasse per Cologna Veneta riuscì nell'intento.(scheda tecnica)
La scelta quasi obbligata di collocare la stazione ferroviaria a sud del centro abitato, dove la linea subiva un sensibile incremento della quota altimetrica per superare i ponti sui fiumi Fratta e Guà, costrinse i progettisti a costruire un imponente rilevato e tutto il piazzale dello scalo della stazione in rialzo di diversi metri rispetto al piano di campagna. Questo evitò una duplice ascesa e discesa della linea per il superamento dei due ponti successivi e assicurò la stazione da possibili allagamenti in caso di straripamento dei fiumi Fratta e Guà, conosciuti molto bene dai cittadini colognesi per pericolose esondazioni avvenute nel corso della storia.
Il fabbricato viaggiatori è situato alla fine di un lungo viale alberato (via Roma), appositamente costruito, che si dirama dalla via principale del centro del paese. Vista l'importanza della località servita, lo scalo di Cologna Veneta presenta maggior estensione e capacità di binari delle altre stazioni secondarie lungo la linea. Il fabbricato viaggiatori, anche se presenta le medesime caratteristiche di costruzione tipiche delle altre stazioni, è l'unico dotato di fabbricato viaggiatori più grande a cinque assi (cinque porte lato binari e piazzale esterno) e due piani (analogo seppur con lievi modifiche estetiche al fabbricato di Ostiglia). Come le altre stazioni il bagno è esterno, con a fianco i casotti in cemento per il ricovero attrezzi e materiale e una garitta in cemento per il carrellino della squadra "Lavori" (lato Treviso). Il magazzino merci è di tipo lungo a due assi con tetto in legno spiovente nei lati più lunghi, costruito sopra un piano caricatore da 75 metri di lunghezza (lato Ostiglia) per il carico laterale e in testa. Lo scalo merci era dotato inoltre di: sagoma limite di carico, pesa da 40 tonnellate con ponte lungo 6 metri e una grù in ferro FS da 6 tonnellate montata vicino alla testa del piano caricatore (rimossa nel dopoguerra). Fin dall'origine lo scalo merci di Cologna venne raccordato con il vicino zuccherificio, situato in località "Sabbion" a nord-est della stazione, con un apposito binario che usciva tramite un cancello davanti al fabbricato viaggiatori della stazione (lato piazzale esterno). Il raccordo proseguiva in direzione est, curvando a sinistra e in discesa, fino a portarsi alla normale quota di campagna; superava con un ponte in ferro a travi gemelle il fiume Fratta e si dirigeva verso lo zuccherificio, dove compiva prima una curva a destra, attraversando con un PL incustodito la strada per Legnago, e poi una curva a sinistra, diramandosi in più binari di ricevimento all'interno dell'area dello zuccherificio.
Il fascio di binari della stazione era così formato: dal binario principale della linea in corretto tracciato (3° binario dal F.V.); da due binari di ricevimento passanti (1° e 2° binario dal F.V.), che si diramavano da quello principale (punte scambi estremi km 32+368,78 e km 33+136,73) con una capacità di ricevimento di 122 assi (1° binario) e 144 assi (2° binario); un binario tronco di accosto laterale al piano caricatore che terminava sotto il tetto spiovente dal lato del magazzino e allacciato al 1° binario con due comunicazioni (una destra e una sinistra). Il binario di accosto laterale era dotato di sagoma limite, in corrispondenza della testa del piano caricatore, e di pesa a ponte, collocata verso gli scambi dello scalo. Da questo si diramavano inoltre altri due binari: uno per il carico/scarico diretto delle merci, che proseguiva nel piazzale e terminava a fianco del magazzino lato campagna, e l'altro ben più corto che terminava nella testa del piano caricatore per il carico in testa (rimosso nel dopoguerra). Il binario di accosto al piano caricatore, dal lato opposto del magazzino, proseguiva fino all'estremità dello scalo, dove terminava con un paraurti in ferro. Il binario aveva una lunghezza tale per permettere l'inoltro e l'estrazione delle colonne di carri (asta di manovra) dagli altri due binari che si diramavano da esso. A fianco a questo vi era un altra asta di manovra che costituiva il termine del raccordo con lo zuccherificio. Il binario dello zuccherificio era allacciato a quelli dello scalo con altre due comunicazioni (destra e sinistra) e si sdoppiava nel piazzale aumentando la propria capacità con uno scambio inglese, per poi ricongiungersi con un normale deviatoio in un unico binario all'uscita del cancello del raccordo dello zuccherificio. Il tracciato dei binari dello scalo e delle loro comunicazioni rese necessario l'utilizzo di una intersezione obliqua (si veda la planimetria sotto). Gli scambi interessati dalla circolazione dei treni passeggeri, cioè i deviatoi installati sui binari I, II e III, erano tutti muniti di fermascambi a chiave tipo FS e dischetti da deviatoio di tipi indicativo (dischetto bianco con freccia nera) sugli scambi di punta estremi, o di tipo imperativo (dischetto rosso) sugli scambi che immettevano nei binari tronchi dello scalo. Le chiavi dei fermascambi erano bloccate nelle apposite serrature nella chiaviera posta all'interno dell'ufficio movimento e potevano essere sbloccate solo dalla chiave di comando custodita in cassaforte, previo dispaccio telefonico di autorizzazione del Dirigente Unico.

Planimetria FS della stazione di Cologna Veneta (1953).

La stazione era dotata, da entrambe le provenienze, di segnalamento di protezione ad ala di 1a categoria (situati alle progressive km 32+221 lato Ostiglia e km 33+341 lato Treviso) e relativi segnali di avviso (situati alle progressive km 31+617 lato Ostiglia e km 34+138 lato Treviso), tutti, fin dalla loro installazione, dotati di manovra elettrica e comandati a distanza da un apposito apparato elettrico posti all'interno dell'ufficio movimento della stazione. L'illuminazione dei segnali in origine era con lanterne a petrolio; convertita in elettrica nel dopoguerra. L'aspetto dei segnali di protezione di 1a categoria e di avviso era indicato da appositi dispositivi ripetitori tipo "Lamma" montati su due quadretti all'esterno della porta dell'ufficio movimento. Nei medesimi quadretti erano installate anche le due suonerie "Leopoder", che entravano in funzione quando il relativo segnale di protezione era stato disposto a via libera, indicando anche ai passeggeri l'arrivo e la provenienza del treno.

La stazione entrò in esercizio regolare il 19 Aprile 1925, all'apertura della prima tratta della ferrovia Ostiglia - Treviso fra Legnago e Cologna Veneta. Per tre anni, fino all'apertura della tratta successiva fino a Grisignano di Zocco (all'epoca Poiana di Granfion), Cologna Veneta era una stazione capotronco per i treni passeggeri provenienti da Legnago. Solo le tradotte merci cariche di materiale per la costruzione della linea venivano inoltrati oltre Cologna Veneta.
Nei primi anni l'esercizio della tratta era affidato ai capistazione (dirigenti movimento) che gestivano fra di loro lo svolgimento del traffico ferroviario; ovvero decidevano in quale stazione dovessero avvenire gli incroci e le precedenze fra i treni, in base all'orario prestabilito e all'eventuale ritardo. Le comunicazioni tra le stazioni avvenivano unicamente con il telegrafo (posto all'interno dell'ufficio movimento), tramite lo scambio di appositi dispacci telegrafici in alfabeto Morse (sistema di blocco telegrafico).
Successivamente all'entrata in servizio del secondo tronco fino a Poiana di Granfion (8 Luglio 1928), la ferrovia venne dotata, oltre alla linea telegrafica, anche della linea telefonica; nelle stazioni e in tutte le altre località intermedie della linea (case cantoniere in corrispondenza dei passaggi a livello) vennero munite di telefono selettivo. Questo permise l'attivazione dell'esercizio con Dirigente Unico (vedi scheda tecnica) con sede a Legnago (20 Agosto 1929). Le stazioni quindi non erano più rette da Dirigenti Movimento ma da dei Dirigenti Locali (nelle stazioni di bivio) o dagli "Assuntori" (nelle stazioni intermedie); quest'ultime prendendo il nome di "Assuntorie". Gli Assuntori svolgevano essenzialmente le stesse mansioni pratiche del capostazione (servizio biglietteria, servizio merci, manovra sbarre PL, manovra degli scambi, manovra e accudienza dei segnali, ecc), senza però aver alcun potere decisionale sullo svolgimento dell'esercizio dei treni, affidato invece unicamente al Dirigente Unico. Gli Assuntori non potevano comunicare fra di loro ma solo con il Dirigente Unico, tramite lo scambio di appositi dispacci telefonici (fonogrammi registrati su apposito modulo). L'Assuntore quindi era una qualifica ridotta rispetto ad un capostazione ordinario. La Dirigenza Unica, introdotta solamente nelle linee secondarie, consentiva quindi un risparmio nelle spese di esercizio della linea.
Negli anni '30 la stazione di Cologna non era interessata da incroci di treni passeggeri prestabiliti da orario. Tuttavia si sarà certamente presentata l'incombenza dell'incrocio, in caso di ritardo di treni passeggeri o di treni "omnibus" o merci "raccoglitore", che difficilmente si incastravano con gli orari prestabiliti dei treni passeggeri. I treni passeggeri locali all'epoca che fermavano in tutte le stazioni erano chiamati "accelerati" e venivano effettuati con trazione a vapore e carrozze tipo "centoporte". Nell'orario del 1942 compaiono le prime automotrici termiche "Littorine" che sostituirono la trazione a vapore per i treni passaggeri.

Uno dei primi e principali Assuntori in servizio alla stazione di Cologna Veneta è stato il signor Florindo Masiero, per i colleghi e amici Mario, nato l'8 Settembre 1915, orfano di guerra fu agevolato secondo le leggi del governo fascista alla partecipazione del concorso per entrare nelle Ferrovie dello Stato. Masiero dopo aver frequentato il ginnasio per gli studi come insegnante e dopo aver compiuto il servizio militare, vinse il concorso ed entrò in servizio come Assuntore alla stazione di Cologna Veneta alla fine degli anni '30. Masiero si sposò con la signora Bertina Zanuso e nel dopoguerra abitò con la famiglia nell'alloggio al primo piano del fabbricato viaggiatori della stazione. E' ricordato dai figli Renzo e Mariella per la sua diligenza e precisione, quasi militare, in tutta la propria orgogliosa carriera lavorativa come dipendente delle Ferrovie dello Stato. Particolare cura e fantasia dedicò al giardino della stazione, rendendola piacevole e accogliente al pubblico della stazione, tanto da vincere per diversi anni il premio per il concorso floreale dei giardini delle stazioni FS del Compartimento di Verona. Appassionato di fotografie Masiero comprò anche una macchina fotografica, all'epoca molto rare, regalandoci degli scatti preziosissimi alla ricostruzione storica della stazione di Cologna Veneta.

La signora Bertina, moglie di Masiero, ha raccontato ai figli di aver assistito al transito di un treno militare scortato, composto da carrozze particolarmente lussuose e imbandierate, con a bordo il Ministro degli esteri tedesco Ribbentrop, un personaggio molto noto in quel tempo nei rapporti fra Italia e Germania. Non si conosce la data esatta di questo avvenimento ma i documenti dell'Istituto Luce testimoniano che Joachim von Ribbentrop è venuto ripetutamente in visita in Italia a Roma fra 1939 e il 1941 passando anche per Milano e Venezia. E' possibile che, durante i suoi spostamenti, sia stato scelto di inoltrare quel treno, circolante in regime speciale, anche lungo la linea Ostiglia-Treviso.


12 Maggio 1940. L'Assuntore Masiero in servizio: 1a foto - accanto al dischetto imperativo dello scambio n°4, che dal I binario immetteva nello scalo merci (notare il disco girevole con illuminazione a petrolio), 2a foto - a fianco un carro merci inoltrato nel binario di accosto laterale del piano caricatore. Si notano sullo sfondo i fili e i pali la linea telegrafica e telefonica lungo il binario di corretto tracciato.
L'assuntore Masiero a fianco alla gru FS da 6 tonnellate posizionata vicino alla testa del piano caricatore dello scalo merci (fine anni '30).
Masiero, dal Giugno del 1940, non era più in servizio perchè richiamato alle armi. Il 10 Dicembre 1940 si trovava a Cologna, temporaneamnete rientrato in congedo. Nella foto assieme alla fidanzata Bertina, futura moglie, sul 1° binario della stazione. Il giorno dopo Masiero ripartì in guerra per l'Albania. Nella facciata della stazione si nota la pubblicità della "Rodina", il nome di un farmaco equivalente all'aspirina dell'epoca. Ai lati della porta dell'ufficio movimento si intravvede il quadretto elettrico della suoneria "Leopolder" per gli arrivi lato Ostiglia, con i due ripetitori dei segnali di tipo "Lamma".
Altri scatti dello stesso giorno (10 Dicembre 1940), sicuramente per avere un ricordo insieme alla fidanzata, il giorno prima della partenza per l'Albania. Masiero e Bertina a fianco a uno dei quattro lampioni di illuminazione sul marciapiede fra il 2° e il 3° binario (quello di linea in corretto tracciato). Si notano, a destra della linea, i pali del telegrafo, la casa cantoniera successiva; a sinistra il fabbricato del bagno con i casotti in cemento per il ricovero materiale e attrezzi.

L'11 Dicembre del 1940 Masiero fu richiamato alle armi e partì per l'Albania per la campagna italiana in Grecia. Solo dopo due giorni fu ricoverato in ospedale per congelamento ai piedi. Nel Marzo del 1943 tornò a Cologna Veneta e si sposò con la moglie Bertina Zanuso, ripartendo il giorno sucessivo per l'esercito, questa volta a Verona.
Dopo l'8 Settembre del 1943, a causa della confusione che si creò nelle forze armate italiane, Masiero rientò a Cologna Veneta ma la stazione era presidiata da militari tedeschi, ora nemici. Masiero ricorda come uno di questi fu particolarmente severo e talvolta fanatico: durante i tentativi degli attacchi aerei alla stazione, tutti scappavano riparandosi in una piccola trincea scavata ai piedi del rilevato ferroviario davanti piazzale esterno; il militare tedesco invece usciva senza alcun timore dall'ufficio movimento e sparava in aria con la pistola all'impazzata contro gli aerei degli alleati.
La stazione di Cologna fortunatamente non subì tentativi di bombardamento, concentrati per lo più sull'obiettivo assai più importante del vicino ponte sul Guà. Tuttavia subì diversi mitragliamenti aerei, soprattutto ai convogli in sosta nello scalo merci. E' conosciuta dagli anziani colognesi la vicenda del treno della "marmellata": un convoglio fermo nello scalo venne pesantemente mitragliato ma conteneva solamente delle confetture di marmellata; si sparse rapidamente la voce e, viste le difficoltà di reperire viveri in quel periodo, il treno subì vari tentativi di saccheggio da parte della popolazione, tanto che i tedeschi misero un soldato fisso di guardia al treno.
La linea ferroviaria, non lontanto dal ponte sul Guà in località S.Andrea, fu oggetto di sabotaggi da parte dei partigiani, i quali tentarono inutilmente di interrompere la circolazione dei treni facendo saltare con dell'esplosivo le rotaie. La linea fu riparata rapidamente ma in seguito a questo fatto alcuni cittadini colognesi rischiarono delle rappresaglie.
La pistola d'ordinanza custodita in cassaforte nell'ufficio movovimento un giorno venne rubata. Masiero fu accusato dai tedeschi di collaborare con i partigiani e rischiò di essere caricato su un treno di deportati. Fortunatamente grazie al tempestivo intervento di un importante ispettore delle Ferrovie dello Stato, un certo Papa, non fu intrapresa alcuna azione.
Diverse sono le testimonianze a Cologna Veneta del transito e della sosta di convogli merci carichi di deportati verso i campi di concentramento; i treni erano in direzione di Treviso.

Alla fine della seconda guerra mondiale fortunatamente la stazione di Cologna Veneta non aveva subito particolari danni. Venne rimosso il binario tronco di carico in testa del piano caricatore e la gru FS da 6 tonnellate; probabilmente, vista l'urgenza altrove di ripristinare altri scali della rete FS ben più importanti, andati completamente distrutti dai bombardamenti della guerra.
Quando la linea venne ripristinata riprese il traffico ferroviario, che vide la sua punta massima negli anni '50 e '60. La stazione di Cologna era interessata in quel periodo da un'intensa attività dello scalo dove arrivava e veniva spedita ogni tipologia di merce. Dalle barbabietole da zucchero destinate allo zuccherificio di Sabbion, al bestiame, ai prodotti chimici per i fertilizzanti della ditta Kappa, legname, carbone e poi molti altri prodotti spediti in collettame; fra le merci più curiose addirittura venivano spediti fiori e casse da morto. Anche il traffico passeggeri era intenso, moltissimi studenti si recavano negli istituti di Legnago e alle università di Padova. Le automotrici "Littorine", nel periodo delle scuole, viaggiavano in doppia composizione.
Secondo l'orario dei treni negli anni '50 Cologna Veneta era sede di incrocio fra le due Automotrici provenienti da Vicenza e da Legnago, poco dopo le cinque del mattino e alle otto e mezza. In tarda mattinata passava il merci raccoglitore che entrava nello scalo e svolgeva tutte le operazioni di manovra dei carri. I figli dell'Assuntore Masiero, Mariella e Renzo, ricordano come il padre entrava in servizio all'alba e terminava alla sera. Eccezionalmente capitava di tenere abilitata la stazione anche di notte per il transito di qualche merci straordinario, inoltrato sull'Ostiglia probabilmente per l'interruzione nottpurna per lavori di altre linee.
Nelle stazioni "Assuntorie", le mansioni potevano anche essere svolte dai "Coadiutori", del personale aggiuntivo che aiutava l'Assuntore in tutte le operazioni di disbrigo, sia di carattere amministrativo (biglietti, bagagli, merci) e sia nelle operazioni manuali di fatica (carico, scarico, manovra PL, pulizia, ecc.). I Coadiutori erano scelti direttamente dall'Assuntore titolare; fra questi il signor Ugo Mioso. Mioso abitava vicino alla stazione e fu scelto da Masiero come "Coadiutore di fatica". Verso la metà degli anni '60 Masiero andò in pensione, seguì provvisoriamente l'Assuntore Ragusa, che fu trasferito dopo un breve periodo, e Mioso diventò Assuntore fino alla chiusura della stazione.


Mario Masiero e la moglie Bertina con il figlio Renzo nel 1946, seduti sopra il piano caricatore nello scalo merci. Alle loro spalle dei carri in sosta, alcuni FS di tipo "F" altri sembrano carri esteri. Nella foto 03283050 alle spalle della signora Bertina, il palo faro di legno per l'illuminazione notturna dello scalo merci.
Il figlio Renzo muove i primi passi sopra la testa del piano caricatore dello scalo merci. Si può notare che la grù FS da 6 tonnellate e il binario di carico in testa sono appena stati smontati. Verso i binari dello scalo si nota ancora lo scambio del binario di carico in testa. Più avanti s'intravvede la garitta in cemento della pesa.
Renzo Masiero sul piazzale esterno della stazione. Sullo sfondo il vialetto in salita di accesso alla stazione con i caratteristici lampioni in ferro e sulla sinistra, in lontananza, la chiesa di Cologna Veneta.
Il "Coadiutore" Ugo Mioso (in seguito Assuntore) con la bandiera rossa per le segnalazioni di manovra, accanto al dischetto imperativo dello scambio n°4, che dal I binario immetteva nello scalo merci (notare il disco girevole con illuminazione a petrolio). Si nota chiaramente la sagoma limite di carico in testa al piano caricatore e il magazzino merci.
Ugo Mioso e un collega in sella di una "Vespa", lungo il marciapiede fra il 2° e 3° binario (di linea), ai piedi del lampione in ferro di illuminazione avvolto dall'edera. Si notano ancora lungo la ferrovia i pali della linea telefonica-telegrafica. Sullo sfondo la casa cantoniera successiva e gli scambi estremi lato Grisignano di diramazione del 1° e del 2° binario.
Ugo Mioso e collega lungo la staccionata del 3° binario di corretto tracciato. Davanti al fabbricato viaggiatori della stazione il traliccio di diramazione dei cavi elettrici della linea telefonica-telegrafica.
La signora Bertina (1a da sinistra) e la figlia Mariella (3a da sinistra) con delle amiche, sedute sulla panchina in ferro nel marciapiede della stazione dal lato dei binari (24 Marzo 1962).
Mariella Masiero (1a a sinistra) con amici e compagni di scuola sul marciapiede fra il 2° e il 3° binario (24 Marzo 1962).
Mariella Masiero e amiche all'interno del giardino della stazione che, grazie all'impegno e alla fantasia del padre Mario, vinse per diversi anni i premi di abbellimento floreale delle stazioni del Compartimento di Verona. Si nota sulla sinistra il lampione in ferro di illuminazione notturna del marciapiede fra il 2° e il 3° binario (24 Marzo 1962).
Mariella Masiero (a sinistra) vicino al cancello di entrata dello scalo merci, all'epoca dipinto di nero. Si nota sullo sfondo, lungo la staccionata FS del 3° binario, il traliccio e i cavi elettrici di derivazione della linea telefonica. Sulla destra, il particolare paraurti del binario tronco di accosto al piano caricatore del magazzino, in opera dalla costruzione della linea (24 marzo 1962).
La stazione era sempre un accogliente luogo di ritrovo per ragazzi e studenti. Renzo Masiero, appoggiato al palo, e altri ragazzi all'entrata del cancelletto pedonale della stazione (24 Marzo 1962).
Renzo Masiero e il suo setter "Diana". Si notano i 3 binari passanti di ricevimento della stazione lato Grisignano e il cippo del chilometro 33.
Diana sorveglia i binari di uscita e gli scambi estremi della stazione in direzione di Grisignano di Zocco. Si nota il dischetto da deviatoio con la freaccia nero di tipo indicativo. Sulla sinistra i pali della linea elettrica con un lampione per l'illuminazione notturna degli scmabi estremi. Poco più avanti la casa cantoniera successiva di via "Traversina".
Dallo stesso punto della foto precedente ma nella direzione opposta verso la stazione.
Mariella Masiero e una Fiat 500 all'interno dello scalo merci della stazione (18 Luglio 1962).
Mariella Masiero "in manovra" con dei carri tedeschi nello scalo della stazione (29 Giugno 1964).

Il 2 Settembre 1967 venne sospeso sulla linea il traffico passeggeri. Le proteste dei cittadini colognesi e degli altri paesi serviti dalla ferrovia non servirono ad arrestare la politica in atto nelle ferrovie, già da diversi anni, di chiudere moltissime linee secondarie perchè giudicate improduttive. Il servizio di trasporto passeggeri venne integrato con delle autocorse sostitutive. La linea rimase aperta come raccordo merci ancora per diversi anni e lo scalo di Cologna continuò la sua intesa attività anche negli anni '80.


Eccezionale scatto di Danilo Toscan (colognese appassionato di treni), che osserva la 741 014 deragliata in uno scambio, durante una manovra a bassa velocità, nello scalo di Cologna Veneta lato Legnago (1972).
La stazione negli anni '80, quando il tratto Legnago-Cologna V. era attivo ormai solo come raccordo merci. Il secondo binario è già stato rimosso, mentre nel primo sono in sosta davanti ai bagni tre carri.
I carri venivano trasportati (carrellati) per lo scarico delle merci a domicilio mediante i cosiddetti carrelli o "coccodrilli" della ditta Cavedon, fondata a Cologna nel 1960. Ancora negli anni '80 la stazione è stata interessata da un'intensa attività dello scalo merci.
Un carro scoperto sosta nel binario 1°. Si notano gli scambi e il binario di comunicazione fra il 1° binario e quello tronco di accosto laterale al piano caricatore, dove sosta sotto la tettoia del magazzino un altro carro. Ancora dei carri sulla sinistra ricoverati sul binario di scarico e carico diretto.
Fascio dei binari dello scalo verso la stazione.
Leva contrappeso (in gergo ferroviario "Macaco") dello scambio 9 e vista dello scalo in direzione della stazione.
Garitta in cemento della pesa a ponte da 40 tonnellate.

Ultimo trasporto merci di tubi a Cologna Veneta nel 1988, poco prima della rimozione completa dei binari. In primo piano ancora lo scambio 9 che immetteva dal binario di accosto del magazzino a quello che proseguiva a sinistra nel piazzale per lo scarico e carico diretto delle merci. Si nota la particolare intersezione obliqua dei binari di cui lo scalo era dotato.

Alla fine degli anni '80 lo scalo di Cologna venne definitivamente chiuso e abbandonato. Gli anni '90 furono un triste periodo, in quanto, a causa della totale assenza di controllo da parte delle Ferrovie e di scellerate scelte delle amministrazioni comunali, la stazione venne adibita abusivamente a casa di accoglienza per immigrati; lo scalo merci diventò un discarica comunale. La stazione venne rovinata e depredata di tutto ciò che rimaneva, sparirono perfino i pavimenti e i cordoli dei marciapiedi in pietra.
Fortunatamente la sensibilità e la passione di alcuni cittadini hanno riportato alla scoperta e alla valorizzazione di questi storici luoghi. Nel 2008 si è costituito il comitato “UNA STAZIONE PER COLOGNA VENETA” e l'Associazione AFQ "I Quari" che hanno come obiettivo principale la conservazione del tracciato della ferrovia Ostiglia-Treviso e la riattivazione del tratto Legnago – Cologna Veneta con finalità culturali storico-turistiche e di implementazione del trasporto regionale. Il progetto tende a ripristinare la sede ferroviaria a doppio binario e la realizzazione di una pista ciclabile affiancata. L'Associazione, con il solo contributo dei volontari, mantiene il decoro della stazione, cercando di riportarla allo splendore originale.

La stazione oggi.
 
Stazione di Cologna Veneta al km 32+832. Fabbricato viaggiatori e magazzino merci in buono stato di conservazione.
Stazione di Cologna Veneta. Via Roma termina nel piazzale della stazione.
Stazione di Cologna Veneta. Facciata esterna del fabbricato viaggiatori.
Stazione di Cologna Veneta. Il piazzale è dedicato a Giberto Arrivabene, deputato del Regno. La targa ricorda i suoi meriti per far arrivare la ferrovia a Cologna Veneta. Il collegamento ferroviario rappresentava una straordinaria occasione di sviluppo economico e sociale per le popolazioni locali.
PIAZZALE
GIBERTO ARRIVABENE
_____
DEPUTATO 1909 - 1919
PER SUA OPERA
LA OSTIGLIA-TREVISO
PASSA PER COLOGNA
Stazione di Cologna Veneta. Il cancello dello scalo merci.
Altra immagine del cortile di fronte al magazzino merci che ha conservato la cornice lignea del tetto a spioventi.
Area dello scalo merci adibito allo smaltimento comunale dei rifiuti.

Vista dei fabbricati lato binari. Si distinguono chiaramente i marciapiedi della stazione con la sede per il 1° e il 2° binario. A sinistra, sopra il marciapiede del 3° binario, vi sono ancora molti cumuli di traverse rimasti dal disarmo della linea.
Fabbricato viaggiatori lato Treviso.

Zona gabinetti e le garitte in cemento della squadra "lavori" per il ricovero materiale e attrezzi.
La stazione di Cologna Veneta vista dal lato binari.
La gradevole architettura della porta d'ingresso all'ufficio "Bagagli". Il "Liberty" era lo stile di riferimento di quegli anni.
L'ingresso dell'"Ufficio movimento", il posto di comando della stazione, dove l'Assuntore compilava e conservava i moduli, i regolamenti e i registri della stazione. Qui erano installati: il telefono con il Dirigente Unico, gli apparati elettrici di comando dei segnali, le chiavi degli scambi, la cassaforte, il quadro di comando delle luci della stazione. Inoltre l'ufficio movimento comunicava: con una bacheca di legno con la sala d'aspetto, per la vendita dei biglietti, e con un'altra finestrella con l'ufficio bagagli, per la gestione bagagli e merci.
L'ufficio del "Capostazione" poi "Sorvegliante di linea". In questo ufficio era installato il telegrafo.
Magazzino merci e fabbricato viaggiatori lato Ostiglia.
Magazzino merci.
Nell'ex scalo merci è rimasta la cosiddetta "sagoma limite di carico", installata sul binario di accosto laterale del piano caricatore. La sagoma serviva a controllare la massima dimensione ammessa per i carichi ingombranti sui carri scoperti.
 
Lo zuccherificio di Sabbion torna
 
tavoletta IGM al 25000

In località Sabbion, un piccolo borgo a sud di Cologna Veneta, nel 1900 venne costruito un importante zuccherificio della bassa veronese. La tramvia a vapore Lonigo - Cologna Veneta, già in servizio dal 1882, venne prolungata fino in località Sabbion all'interno dell'importante stabilimento saccarifero, per l'inoltro dei carri carichi di barbabietole. Con la costruzione della ferrovia Ostiglia - Treviso, lo zuccherificio venne raccordato fin da subito con nuova stazione FS di Cologna Veneta e il raccordo tramviario venne disattivato. Il raccordo usciva con un cancello in ferro dallo scalo merci davanti al piazzale esterno della stazione e proseguiva compiendo una stretta curva a sinistra e in discesa per portarsi al normale piano di campagna, rispetto al rilevato in rialzo dell'Ostiglia. Per il raccordo fu costruito anche un ponte in ferro a travi gemelle per l'attraversamento del fiume Fratta e alcuni passaggi a livello incustoditi con le strade di campagna e con la strada provinciale Cologna-Minerbe. Il raccordo entrava nell'area dello zuccherificio e si diramava in più binari.

 
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Lo zuccherificio di Cologna Veneta in due cartoline nei primi anni del secolo scorso. Nell'immagine a sinistra si notano dei carri carichi di bietole sul binario di raccordo tramviario, trainati da una macchina a vapore. Il convoglio si sta dirigendo verso lo zuccherificio.

Cologna Veneta. Passaggio a livello del binario di raccordo con lo zuccherificio.

Cologna Veneta. Ponte sul Fratta del binario di raccordo con lo zuccherificio.
Altre immagini del binario di raccordo verso lo zuccherificio.
Fine immagini zuccherificio.
 
Poco più avanti della stazione di Cologna Veneta, in direzione di Treviso, si trova il sottovia di luce m 7 al km 33+213 che supera "via Traversina", la vecchia strada che da Pressana prosegue per Sabbion, presso la casa cantoniera al km 33+263.

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